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Saint-Pierre En Poche - Il cassetto - Anno 2024

La Famiglia Vuillet: Jean, Charles e Jean Pierre
Mentre per il periodo X – XIII secolo gli scavi e rilievi archeologici hanno confermato la presenza di strutture, anche se non completamente definite, con testimonianze solamente per quanto riguarda i basamenti superstiti o tracce di murature, dal XIII al XIV le informazioni sono pressoché nulle e le citazioni sono scarse e riguardano membri della famiglia difficilmente collegabili tra loro. Verso la fine del duecento inizio trecento si assiste ad una progressiva crisi dei signori di Sancto Petro che vendono, ipotecano, perdono quote di possesso del loro castello. Dall’inizio del XV secolo risorge la stella dei Saint-Pierre. Sono sconosciute, al momento, le trasformazioni che il castello subì nel corso del quattrocento. Nel 1529 muore l’ultimo erede maschio dei Saint-Pierre, Jacques, il castello passa a suo genero, Jean Vuillet, marito di Guglielmina, (a quell’ epoca alle donne non era concesso possedere strutture fortificate e la tradizione valdostana escludeva i passaggi feudali in via femminile); quest’anno segnò l’apertura di cantieri, in vista dell’ingrandimento del castello, che si sono protratti sino all’ultimo quarto del cinquecento, lavori portati avanti anche da Charles e Jean Pierre. Possiamo comprendere i lavori dei tre Vuillet nel periodo 1529 – 1603: fu rialzata la torre a nord (definita in seguito tour du canon) e realizzate delle latrine che vi sono annesse, fu realizzato un rivellino, baluardo fortificato in muratura eretto all’esterno della fortificazione dinnanzi alla porta per difenderla dal fuoco e dai proiettili, a cui si accede da un ponte sopra un fossato, le mura del rivellino superstiti, sono oggi ridotte a parapetto, sicuramente dovevano essere di altezza ben maggiore. Ci furono inoltre altri interventi: la realizzazione delle cannoniere e troniere, per adattare il castello all’avvento delle armi da fuoco, il rifacimento di alcuni muri, ricavate due corti, e la costruizione della “stalla con pagliaro” ossia la così detta scuderia vecchia, edificio esterno al complesso vero e proprio posto a meridione del rivellino e terminante a sud con una torre più antica demolita per delibera di ingiunzione del 10 novembre 1836 all’allora proprietario Pierre-Nicolas Gerbore. (continua…).
Storia a puntate del castello di Saint-Pierre a cura di Franco Tournoud

Dalla famiglia Roncas al Comune di Saint-Pierre
Alla fine del XVI secolo i Vuillet già litigano sulla cessione del feudo che nel 1603 passa a Pierre Leonard Roncas che figura come unico proprietario di tutto il castello nel 1605, che lascerà alla morte, nel 1639, al figlio Pierre Philibert, il quale lo trasformerà grazie anche alla moglie Emeréntienne de Vaudan in una delle più prestigiose dimore della valle in epoca barocca, anche come testimoniato dal De Tillier che lo definisce «une maison de délices…». Pierre Philibert muore nel 1683 senza eredi maschi, la linea ereditaria era già ritornata in campo femminile con Giovanna Maria Cristina (primogenita di Pierre Philibert). Si susseguono numerosi passaggi (non di proprietà) sempre in linea femminile, (l’eredità infine passa direttamente da Pierre Philibert alla bis nipote Maria Vittoria Bagnasco del Carretto, e a suo marito il conte d’Ales e poi al figlio e al nipote Guido Francesco Maurizio, che risulta signore di Saint-Pierre già nel 1712, in quanto sia Giovanna Maria Cristina e sua figlia Cristina erano premorte al rispettivo padre e nonno Pierre Philibert). Sotto questi nuovi proprietari, residenti in Piemonte e del tutto disinteressati alle vicende valdostane l’edificio comincia a subire i primi effetti di degrado. Nel 1778 Guido Francesco Maurizio passa il castello a Maria Vittoria Coardi di Carpeneto baronessa di Saint-Pierre alla cui morte il marito vende la proprietà a Jean Pierre Gerbore. I Gerbore venderanno l’edificio, nel 1873 ad Emanuele Bollati che venne nominato barone di Saint-Pierre nel 1881 dal re Umberto I di Savoia. Bollati affidò Camillo Boggio, seguendo la cultura del restauro trasformativo dell’epoca basandosi anche su una personale visione di gusto romantico dell’architetto, il compito di rinnovare e trasformare il complesso, l’intervento stravolse l’edificio per soddisfare le esigenze estetiche del committente a discapito della memoria storica del castello. L’intervento maggiormente impattante è quello eseguito sulla torre a nord con la realizzazione delle quattro torrette decorate, a pianta circolare collegate tra loro da un camminamento sorretto da una serie di archetti. Dagli eredi del Bollati il castello passerà al Comune di Saint-Pierre.
Storia a puntate del castello di Saint-Pierre a cura di Franco Tournoud tratta da:
“Architettura in Valle d’Aosta” – Bruno Orlandoni
“Bollettini della soprintendenza per i beni e le attività culturali” – Gabriele Sartorio, Mauro Cortellazzo
“Castelli” Maria Cristina Ronc
“Castelli e torri in Valle d’Aosta” AA VV
“Costruttori di castelli” – a cura di Bruno Orlandoni
“Segni di pietra” – Francesco Corni
“La valle dei castelli” – a cura di Viviana Maria Vallet

Lo sviluppo più significativo delle infrastrutture del servizio idrico integrato in Valle d’Aosta si colloca temporalmente fra gli anni ’30 e gli anni ’60 del novecento. Il 21 giugno 1954 il Presidente della Giunta Regionale rendeva esecutivo il contratto di appalto dei lavori di costruzione della fognatura mista del Capoluogo registrato ad Aosta tra il Comune di Saint-Pierre e la ditta Nelva Stellio Ettore di Aosta. Quattro anni dopo, il 18 dicembre 1958, il Consiglio comunale approvava lo stato finale dei lavori di costruzione redatto dal direttore dei lavori dr. ing. Franco Binel di Aosta. Con nota del 7 gennaio 1960 il Provveditorato alle Opere Pubbliche per il Piemonte comunicava al Comune di aver delegato al collaudo il dr. ing. Gennaro Potenza – Ingegnere Capo del Genio Civile. A collaudo avvenuto l’importo finale della parcella dell’Ing. Capo risultò pari a 80.183 lire. La Giunta Municipale, guidata dal Sindaco Edoardo Sapinet, liquidò la somma con la deliberazione n.192 del 14 settembre  1960. Il procedimento amministrativo collegato all’opera pubblica ebbe una durata complessiva assai superiore ai sei anni.
Verbale di Deliberazione della Giunta Municipale n. 192/1960 – Segretario comunale Carlo Boson

FÊTE PATRONALE: “Sous un ciel sombre et pluvieux, Saint-Pierre a fêté son illustre Patron. Déjà de grand matin, les fidèles, parapluie à la main, s’acheminèrent vers l’église pour accomplir leur devoir de vrai chrétiens. A 10:30, le Rév. Père Pierre Gérard célébra la grande Messe solennelle, accompagné de don Omer qui fêtait en ce jour ses 40 ans de prétrise et du chanoine Ottin, supérieur du prieuré de Saint-Pierre, diacre et sous-diacre. Un éloquent sermon de circonstance fut prononcé dans les deux langues par le Chanoine Bovi Marcel, du Grand Saint-Bernard. Le chœur de Saint-Pierre a chanté la “Missa Pontificalis” de Mons. Perosi et divers motets et polyphonie sous la maitrise du prof. Poser; l’accompagnement des Orgues fut exécuté par le célèbre organiste de la cathédrale d’Aoste, don Gal. L’après-midi à 15 heures, un magnifique concert fut donné à l’église par les organistes Poser de St.Pierre et Gonthier de Villenueve et ont prété le gracieux concours de leur voix: l’enfant Giancarlo Lettry en nous chantant “L’Ave Maria” de Joubert; le ténor Mario Stevenin “L’Ave Maria” de Junod; la Chorale de Saint-Pierre “O Salutaris Hostia” De Lorenzo Perosi, “La Vergine degli Angeli” de Giuseppe Verdi. Tous les gouts y trouvèrent leur compte, on entendit des morceaux de Bach, de Giuseppe Verdi et de plusieurs autres musiciéns”.
Tratto da Le Pays d’Aoste del 10 luglio 1953

“Prima della promulgazione dello Statuto Albertino, l’emigrazione contadina aveva un carattere scarsamente selettivo ed essenzialmente stagionale. Coloro che andavano a prestare il loro lavoro di salariati, per lo più nel settore agricolo o in quello delle costruzioni, erano soliti raggiungere a piedi, dopo lunghi giorni di marcia, le località d’impiego situate nei centri della pianura piemontese oppure al di là delle Alpi. […] Fra il 1848 e il 1860 l’emigrazione incominciò a cambiare a fronte di un progressivo processo di pauperizzazione della montagna e delle aree rurali dovuto a molteplici cause, soprattutto con il 1861 e la cessione alla Francia di Nizza, della Savoia e del Ginevrino, si vennero a creare delle frontiere che, ponendo dei limiti alla circolazione delle merci e della manodopera, fecero venir meno il secolare carattere unitario della regione alpina occidentale”. Negli anni dal 1881-1914 esplode una grave crisi nelle campagne che affonda le radici nella recessione europea degli anni ‘80 e ‘90.” La situazione venutasi a creare spiega il moltiplicarsi delle partenze per gli U.S.A. È attorno al 1910 che il numero dei nostri conterranei verso questo paese aumenta. Si lascia il paese a gruppi di due-tre o singolarmente. È soprattutto dai villaggi più alti che si parte per fare fortuna e nelle famiglie molto numerose la maggior parte dei figli lascia la terra natia: ad esempio, nella famiglia di Cirillo Bochet di Vetan, otto figli su nove emigrano negli anni 1910-1929 (cinque negli U.S.A., due in Sud America ed uno in Francia.)”.
Estratti da P. Sibilla e P. P. Viazzo “Cultura contadina ed organizzazione economica” Storia d’Italia - Le Regioni dall’Unità ad oggi ”Einaudi 1995 e P. Borney“ Parte Seconda - Il Passato storico – Saint-Pierre – Musumeci 1993

Ce petit livre est écrit dans le but de donner une petite idée de l’histoire de la Vallée d’Aoste, soit aux Valdôtains, soit aux étrangers qui viennent chaque année plus nombreux chez nous. C’est un manuel populaire, sans aucune prétention scientifique, je ne fais pas l’historien, mais seulement le narrateur. Dix-septième siècle 1600-1700. Les animaux mailfaisants tombent foudroyès (1646). Le chanoine Nicolas-Joconde Arnod, qui écrivit la vie de saint Ours et celle de saint Grat, et qui fut curé du Bourg de 1675 à 1686, nous raconte, touchant la puissance intercession de saint Grat, le fait suivant, dont il fut témoin oculaire. En année 1646, la paroisse de Saint-Pierre était ravagée par une armée de sauterelles, de chenilles et autres animaux destructeurs. Le curé de Saint-Pierre, Jean Charrère, condescendant aux désirs de ses paroissiens, célébra la messe, bénit de l’eau en honneur de Saint Grat, et fit avec son peuple la procession autour de la paroisse en aspergeant les campagnes avec cette eau. Chose étonnante! Les bestioles malfaisantes, comme poussées par une main invisible, se précipitèrent par troupe dans l’eau des ruisseaux, en sorte que, au bout de trois jours, tout le territoire de la Commune en fut délivré.”.
Tratto da Histoire populaire de la Vallée d’Aoste – la première et la plus antique terre du Royaume d’Italie – par l’Abbé Henry – Aoste - Société Editrice Valdôtaine – 1929

“Chi per la prima volta, attraversa Saint-Pierre per recarsi nell’alta valle, rimane affascinato di fronte alla maestosità del castello che si erge in cima alla roccia che domina il paese […] non si aspetta certo di vedere, appena oltre il curvone, un’altra costruzione altrettanto interessante: Château Feuillet. Non è un castello ma, lo si capisce subito, qualcosa di molto simile […] secondo Zanotto questa era una torre romana: infatti è stata costruita in tre tempi. Le fondamenta della torre partono da sei metri di larghezza e vanno su, perdendo man mano spessore. Per questo si pensa che sia stato un bastione o una torre romana. Si esclude che possa essere di epoca medioevale perché allora non usavano fare fondazioni di questo tipo. […] Anticamente il “Castello” apparteneva ai Baroni Gerbore, proprietari anche di uno dei castelli di Gressan. In seguito passò, non si sa se per un lascito o una donazione alla Chiesa di Sant’Orso. Intorno al 1910 ci furono degli ammanchi nelle casse della Collegiata e per coprirli, furono messe in vendita le proprietà di Chateau Feuillet, della Croix Blanche e di Chevrot (nei Comuni di Villeneuve e Introd). Seguendo il racconto del nipote (Eddy Bonin) ”mio nonno Vittorio Berthod, emigrato in America, tornò in Italia per far conoscere ai figli (nati tutti in America) la prima famiglia d’origine […] Andarono a stare a Roisan, paese della nonna in attesa di tornare in America. Nel frattempo un cognato di mio nonno, Canonico di Sant’Orso, lo informò del fatto che Chateau Feuillet era in vendita per 42.000 lire: mio nonno, che aveva quel denaro, l’acquistò”.
Estratto da Mèlange n.3, dicembre 2004. Vanda Champretavy

Grâce à la configuration de son territoire, Saint-Pierre est une commune très agricole, qui s'étend depuis les prés baignés par la Doire Baltée jusqu'aux verdoyants pâturages situés aux pieds du mont Fallère; sa position, son climat lui permettent une bonne exploitation de son terrain agricole avec une abondante production de fruits (pommes, poires, pêches, raisins, etc.) et de fourrage qui sert à alimenter son cheptel bovin. Jadis, les paysans de Saint-Pierre s'étaient déjà unis pour former une société d'élevage, mais les événements douloureux qui frappèrent notre pays ne lui permirent pas de poursuivre son activité. Ce fut vers 1950, ou même un peu avant, que les éleveurs de Saint-Pierre, grâce à leur ténacité, formèrent la société avec l'adhésion de la plupart des paysans. […] La Société d'élevage a pour but d'améliorer la race des vaches, d'une part au niveau de la production et de la qualité du lait, et d'autre part du point de vue morphologique. C'est ainsi que commença le contrôle du lait. […] Dès l'année 1980 tous les contrôles, auparavant du ressort de l'Assessorat à l'agriculture, sont passés à l'Arev; la plus grande partie du bétail de la commune de Saint-Pierre est inscrit au Livre généalogique de la race valdôtaine pie-rouge, pie-noire et châtain; la Société d'élevage de Saint-Pierre, avec l'aide de l'Arev, continue son chemin. […] Toi, enfant valdôtain, qui lis ces mots, souviens-toi que si Saint-Pierre et notre chère Vallée d'Aoste sont si beaux et verdoyants, nous le devons à eux, ces hommes rudes, qui avec leur sueur et leur fatigue, en silence, travaillent pour conserver le territoire, pour toi, homme de demain.
Estratto da Saint-Pierre – XXXIe Concours de Patois “Abbé J. B. Cerlogne" – Saint-Pierre 17-18-19 mai 1993

Il patois è una parlata francoprovenzale, lingua neolatina che, con la langue d'oïl, vale a dire il francese, e la langue d'oc, il provenzale o occitano, compone il gruppo linguistico chiamato galloromanzo. La definizione di francoprovenzale risale al fondatore della dialettologia italiana, Graziadio Isaia Ascoli, e si spiega, secondo l'autore, per il fatto che questa lingua possiede alcuni caratteri comuni al francese e altri comuni al provenzale, conservando tuttavia la propria individualità e indipendenza nei confronti della langue d'oïl e della langue d'oc. Il francoprovenzale può essere considerato un protofrancese, vale a dire un francese a uno stadio primitivo, estremamente arcaico, che ha rifiutato alcune innovazioni provenienti dal Nord. Vetan, Saint-Pierre (Extrait de  T. GATTO CHANU, Fiabe e leggende della Valle d’Aosta, Roma, Newton & Compton Editori, 2004 -  collaborateur pour le patois: Yvette Chentre) “Tan tan de ten fa, le pro de Vetàn que no véyèn i dzor de vouì l’ion topó pe eun grou bouque de pèhe ièi vequichàn an matse de biche que l’ayàn queuttó le troupì de Sén-Nicolà. Resté cappa l’ayè féte-le-zé viìn bramente sarvodze é finque danjereuze péqué n’ayè todzor de pi. Guedoe lo troupì eun bou grou é for que gneun l’ayè jamì u lo coadzo d’abordé. Mi eun bo dzor, eun garsón l’è entró deun hi bouque canque i lardzo ièi la biche repouzoe a l’ombra d’an balla pèhe, soletta i mentèn di ver. Courajeu, l’a attégnù que se sisse aprotchà, dèi hen, eun se tramèn lest, l’a esquivo-lò eun se catsèn dérì lo tron de la planta. Lo bou eunradjà l’a torna prèi l’enllo eun borélèn for. To lo troupì, arréó lé eun sentèn hi trimadzo, éitsoo la bataille que le dou féjàn eun galopèn a l’entor de la viille pèhe. Eumpiornéte pe tcheu hisse tor, la biche l’a eungnoó de se boudjé todzor pi todzèn, adón lo garsón, pron, l’a tchapéte-là pe la cua é l’a lléttéte-là deur i tron. Dèi hen, eun profitèn de l’étoun-emèn di troupì pe heutta feun bondàn drola, l’è chortù di bouque. L’a baillà fouà a l’erba que la grousa tsaleur de l’itsotèn l’ayè sétchà é eun pocca ten to lo bouque l’a prèi fouà. Lo troupì di biche sarvodze, bouréte contre leur rèi prèizon-ì, l’a po poussù se salvé. É avouì hi troupì, eunco to lo dzen bouque de pèhe lo lon di dicllo de Vetàn l’è belle reustó éffachà. Voualà péqué i dzor de vouì, euntremì tcheu le gran pro ver, n’a moquepimì an croué tatse teuppa d’eun tcheuf de pèhe.“.
https://www.patoisvda.org/chemin-de-la-baltee/

“Statut des paturages La Chaz et Pallettaz sur Saint-Pierre” (Fine XVII sec.) Redatto alla presenza di Philibert Amed Arnod giudice e castellano di La Tour, che operò tra il 1690-95, e di Jean Gaspard Sarriod de La Tour membro del “Conseil de commis” , valdostano dal 1672. In esso i “consorts communiers et part ayants de Tan et Gerbores et des Alpeages voisins et adjacents “, nonché del Ru de la Bosse e del Ru Neuf, sotto la giurisdizione del signore de La Tour, “en droit et possession de faire et conduire paitre leurs bestiaux aux montagnes et pasqueages appellés La Chaz et  Pallettaz cumulativement” con il signor de La Tour, e riferendosi ad altri Statuti anteriori e redatti l’1/VII/1606 e di cui “le défaut de la mémoire en causé des inobservances”, lamentando che “plusieurs des dits part ayant et même de ceux qui n’ont ny titres, investissants leur bétail dans lesdits pasquiers non seullement en nombre excessif, mais encore sans observer les saisons, tellement que la plus part en souffrent un dommage fort grand et un préjudice irreparable”, concordano parecchie norme circa il pascolo, tra cui quella di maggior interesse per questa ricerca sancisce che “n’investiront aux dites montagnes aucunes vaches ny chévres si non ce qui sera de leur invernure sans en pouvoir prende en commande “ (il che coincide con la norma del Coutumier), ma, si aggiunge, “sauf les pauvres qui n’aurent moyen d’inverner deux vaches du leur propre auxquis sera permis d’en prende deux en commande été et non plus”. Lo Statuto stabiliva poi che era facoltà dei “Seigneurs” ritardare o anticipare il giorno d’inizio del pascolo “par avis des sindics et principaux communiers”.
Tratto da Maria Ada Benedetto “Ricerche sulle Consorterie Valdostane” Arti grafiche Duc 197-?

Quella del Grand Canal de Saint-Pierre – Villeneuve, è la storia della più importante opera irrigua pensata in tempi moderni e costruita ex novo all’inizio del XX secolo. Non sappiamo esattamente chi per primo ebbe l’idea di realizzare una condotta in pressione che potesse captare le copiose acque del torrente Savara e convogliarle verso gli aridi terreni dell’adret. Tuttavia il progetto di massima che abbiamo avuto modo di visionare porta la firma dell’ingegnere Ermenegildo Perini ed è datato 10 settembre 1895. Uno sbarramento trasversale costruito nell’alveo del torrente doveva deviare la quantità di acqua voluta all’interno dell’incile a cielo aperto delle dimensioni di 70 centimetri di larghezza. Qui la paratoia regolava il flusso d’acqua che intendeva derivare […] una prima galleria consentiva di bypassare una zona inaccessibile e di costruire uno sfioratore in modo da poter dissabbiare e scaricare le acque derivate in eccesso. Una serie di altre cinque gallerie, intercalate da tratti di canale a cielo aperto ricavato sagomando le pareti rocciose a picco sul torrente, caratterizzavano il primo chilometro di lunghezza dell’opera, fino alla località Condy. In seguito, il canale in muratura proseguiva alternando i terreni coltivati dei villaggi di Champlong Rosaire e Champlong Martignon ai pendii sovrastanti di Villeneuve, […] fin quasi ad arrivare al castello medievale di Chatel-Argent. Qui, in corrispondenza della progressiva 2+473,22, era prevista la costruzione di uno sfioratore, con lunghezza di imbocco del sifone, la cui condotta metallica esterna del diametro di mm 400 seguiva pressappoco la linea di maggior pendenza del terreno, in direzione del ponte esistente sulla Dora Baltea per l’accesso al paese […] Nel punto di arrivo, alla progressiva 3+156,97, un altro manufatto, chiamato di sbocco, consentiva di rompere la velocità dell’acqua e di convogliarla in un canale a cielo aperto che proseguiva il suo corso in quota sulla collina di Saint-Pierre, fino alla località Bussan. Erano previsti due piccoli sifoni, uno per attraversare il torrente Verrogne e uno a valle delle case di Praximond. L’inesorabile passare del tempo in attesa di disporre di tutte le autorizzazioni e il rapido cambiamento delle condizioni economiche degli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale determinarono anche un aggiornamento del progetto iniziale. Fu dato incarico all’ingegnere Stevenin di rivedere alcuni aspetti idraulici e tecnico-economici, stante il considerevole aumento dei costi della manodopera registrato.
Tratto da “Gli antichi rû della Valle d’A​osta” – Giovanni Vauterin – Le Château 2007

“La mia mamma era nativa di Verrogne, io venni ad abitare a Verrogne che avevo dieci anni. In estate aiutavo il pastore al pascolo e mio zio nei lavori di campagna, in inverno abitavo a Perchut e andavo a scuola al capoluogo con la maestra Adele Bochet. Ho frequentato la scuola fino alla quarta elementare, dopodichè ho continuato gli studi da sola per prendere la licenza. A 17 anni ho cominciato ad insegnare: per due anni a Rumiod, un anno a Babelon (1913) quattro anni a Vetan (fra cui l’anno 1916 quando cadde tantissima neve) e per quindici anni a Verrogne. Nelle scuole vi era la divisione tra maschi e femmine, a Rumiod io avevo 27 bambine e durante il mese di maggio i più grandi andavano in campagna a lavorare e i più piccoli rimanevano a scuola con me fino a raggiungere il numero di quaranta bambini. Com’era Verrogne? Era uno dei pochi villaggi autosufficienti: aveva il forno, il mulino, la latteria (nel mese di maggio), la segheria. La segheria soprattutto veniva usata anche dagli abitanti dei villaggi vicini: Vetan, Meod e Rumiod. Le strade erano sempre facilmente percorribili, il villaggio era sempre pulito perché la gente si impegnava a fare le “corvée”. Tutto era ben lavorato. Era un piacere vederlo. Coltivavano frumento, orzo, segala, patate. Compravano solo zucchero, sale caffè e sempre in quantità ridotte. (Gneum l’è jame mor de fan….). Nell’anno 1912 hanno messo l’acqua potabile nel villaggio. La sorgente era vicina e per pagare le spese sono state vendute alcune piante della lista del villaggio. In tempo di guerra, quando non c’era più petrolio hanno costruito la linea elettrica. Vi erano allora 35-40 persone e 6 famiglie risiedevano tutto l’anno mentre le altre scendevano a Saint-Pierre, nelle frazioni della collina. Io ho insegnato fino all’anno 1942, poi con il fascismo vennero chiuse le scuole dei villaggi e i nuovi insegnanti diplomati provenivano da altre regioni italiane, iniziando così il processo di “italianizzazione” e abolendo il francese. Io tornai a dedicarmi alla mia famiglia e ai lavori di campagna.”
Tratto da “Parliamo con… Anna Chauviat Jordaney” – M. Luisa Chappuis – Mélange - Anno 2 n. 5 Giugno 1984

La chiesa di Saint-Pierre sorge su un sito di straordinaria importanza storico-artistica, ai piedi dell’antico castello medievale. Le prime notizie documentate sull’edificio sacro e sulla parrocchia sono assai antiche e risalgono alla metà del XII secolo. Alla stessa epoca sembra risalire la costruzione del campanile romanico posto a nord. La chiesa attuale venne ricostruita in stile neoclassico negli anni 1870-1872 dall’architetto ed impresario valsesiano Giuseppe Lancia, al posto del precedente edificio di cui sono state ritrovate, in occasione della campagna di scavo svoltasi negli anni 1978-1979, diverse fasi costruttive. È stata consacrata dal vescovo Monsignor Duc, il 19 dicembre 1872. Il pavimento copre le vestigia di fondamenta di chiese precedenti: un edificio sacro anteriore all’anno mille ed i suoi ampliamenti che si sono succeduti nel 1371, nel 1452, sotto il curato Bonifacio Valberto (consacrato dal vescovo Antonio de Prez l’11 novembre 1452). L’affresco posto sopra il portone d’ingresso raffigura l’incontro di San Pietro e Gesù dopo la resurrezione. Come si può evincere dalla targa commemorativa posta all’interno della chiesa la decorazione della facciata e l’affresco sono opera dei Fratelli Alessandro e Augusto Artari eseguite nel 1907. Una foto pubblicata nel bollettino testimonia come gli abitanti di Saint-Pierre abbiano sempre avuto a cuore la loro chiesa parrocchiale: “Grazie alla memoria di don Roberto Fosson, già parroco di Saint-Pierre, siamo risusciti a risalire alla data. Era il 1955, lo stesso anno in cui iniziarono i lavori della strada che dal cimitero porta al castello. Nella foto, intenti ad aggiustare il portone (della Chiesa) e a sistemare il cornicione in pietra, si vedono tra gli altri, il parroco don Fosson, Del Degan, Fortunato Ronzani ed il geometra che seguiva i lavori della nuova strada”.
Estratto da “Il restauro della facciata della chiesa parrocchiale” Arch.Massimo Mirabello – La Paroisse de Saint-Pierre - Bollettino parrocchiale della Diocesi di Aosta  - Anno 1 – numero 1 – luglio 2011

Per Guardia Nazionale s’intende un corpo armato composto da semplici cittadini, istituito per garantire la sicurezza interna e per concorrere, se necessario, alla difesa esterna. Essa fu creata nel 1789 durante la Rivoluzione francese dall’Assemblea Nazionale che il 13 luglio approvò la costituzione a Parigi di una guardia borghese per difendersi da un temuto colpo di stato della monarchia, ma anche per impedire qualunque tentativo autonomamente rivoluzionario da parte dei ceti più bassi. In Italia la Guardia Nazionale fu costituita nelle regioni occupate dai Francesi e disciolta dopo la Restaurazione […] Dal 1859 al ‘60 reparti di Guardia Nazionale vennero riorganizzati ed ebbero ordinamento unico nel 1861. Fu soppressa definitivamente nel 1871. Nel regolamento “du service ordinaire de la Garde Nationale de Saint-Pierre” del 30 agosto 1848, firmato dal Sindaco, dal Comandante della Milizia e dall’intendente dell’arrondissement si legge tra l’altro: “Les exercices auront lieu tous les dimanches et jours de fêtes à trois heures de l’apres midi, à moins qu’il ne soit autrement statué, ils seront annoncés par le roulement du tambour une demie heures d’avance ou par le son de la cloche majeure […] Tous les bas officiers ou miliciens quelconques sont tenus de se rendre […] aux éxercices à l’heure fixée à moin de n’avoir été dispensés spécialment par le Commandant, sous peine d’une sévère reprimande pour la première fois, et en cas de recidive des arrêts  durant duex heures ou d’une ammende d’une livre pour chaque jour d’éxercice manqué.
Estratti da Saint-Pierre – P. Borney Musumeci Editore – Il passato storico

La Valle d’Aosta racconta numerosi aneddoti, storie e leggende legate ai suoi castelli, alle sue torri, alle sue casseforti, alle sue residenze nobiliari di ogni epoca. Nel 1956 diversi giornali francesi pubblicarono un articolo che aveva come soggetto una lista di castelli valdostani abitati da... fantasmi. Il pezzo incuriosì molto la redazione del giornale parigino La Vallèe d’Aoste - organo degli emigrati valdostani all’estero - che lo propose anche per i suoi lettori; il “reportage” era firmato da Anna Marisa Recupito, giornalista e scrittrice. Il foglio sottolineava che, benché il testo fosse privo di fonti,  son aimable fantasie nous amuse. Parafrasandone i contenuti (per l’appunto privi di riferimenti bibliografici), in sostanza l’articolo si soffermava sul fatto che nei tanti manieri valdostani si sarebbero aggirate strane presenze. Dopotutto, come sosteneva la giornalista, i fantasmi e i castelli formano una sorta di connubio che nel tempo è anche diventato un soggetto di interesse turistico. Presso il castello di Sarriod de la Tour numerose persone avrebbero giurato di aver sentito durante la notte dei pianti e dei sospiri nei corridoi del maniero e di aver visto passare il fantasma di una meravigliosa ragazza bionda. Si tratterebbe di Hilde, figlia di un castellano di Zermatt (Vallese, Svizzera), che Raymond de Sarriod de la Tour incontrò durante un viaggio. Secondo quella credenza, i due s’innamorarono e lei lo seguì in Valle d'Aosta.  Il padre di Raymond si oppose al loro matrimonio e li rinchiuse in due diverse celle del castello. La notte Hilde cercava di parlare al fidanzato tramite una finestrella; il nobile fece tagliare la testa al figlio e rispedì la ragazza a casa sua, ma quando i soldati andarono a prenderla, nella torre s’imbatterono solo in un’ombra che annunciò loro di essere la ragazza, morta di dolore, e che a partire da quel giorno la sua anima avrebbe errato tra quei muri maledetti durante le notte di luna piena. Et il parait que la blonde châtelaine a tenue sa promesse.
Tratto da: Fantasmi nei castelli valdostani di Mauro Caniggia Nicolotti vedi: https://www.caniggia.eu/fantasmi-nei-castelli-valdostani

“Dove cominciava e dove finiva il Borgo?” Si è sempre diviso il Borgo in due parti: quello di là e quello di qua. Luigi Demoz, nel 1878, diceva che il borgo di là non esisteva, faceva tutto parte di Chevreyron. “Quali furono le prime case?” La casa di Besenval, delle famiglie Arnod, Bressan, Persod risalgono alla fine dell'altro secolo. Nel 1886 è stata tracciata la strada regionale e solo allora si è cominciato a costruire a monte della stessa. Infatti risalgono all'inizio del secolo le case di Fenoil (1909), Micotti (1914), Demoz (1925/30), Borney (1928); molto più recenti sono quelle verso Seez. Si può quindi stabilire che il Borgo di qua inizia con la casa dei Jaccod e Rossan (non databile e che porta nel balconcino in ferro battuto le iniziali IBBN). Molto antica era anche la cappella situata pressappoco sopra la casa dei Lanier. Da sempre nel borgo di qua esiste "La coo di Rhêmens", una zona abitata da famiglie originarie di Rhêmes-Notre-Dame. “C'erano cittadini illustri nel Borgo?” Sì, certamente, alcune case appartenevano a Signori, se ne vedevano ancora gli temmi. Ci fu un incendio che distrusse parecchie case. Fu talmente violento da far fondere persino gli oggetti in peltro contenuti nelle cassa-panche! Furono ritrovati solo dei blocchi di metallo. Altre famiglie importanti furono i Lanier e i Granier… (questi ultimi provenivano da Vichy. Uno era notaio e dovette vivere qui 10 anni prima di poter esercitare la professione). Nel 1909 inoltre vivevano già qui i carabinieri. La caserma era nell'attuale casa di Besenval che comprò da un certo Fusinaz, commerciante di stoffe ad Aosta. “Il Borgo è sempre stato come lo vediamo ora?” Una volta era posto in una conca. Il nonno di Besenval usava i muli per fare la salita da casa sua a quella di Marcello Demoz. L'alluvione del 1793 riempi tutto, depositando una quantità impressionante di materiale. Quando furono fatte le fognature, si scavò alla profondità di m. 1,62 e sotto si trovò l'acciottolato della strada precedente. L'alluvione distrusse anche la piscina di "La Combaz" che forniva acqua a tutto il borgo. Il torrente rientrò nell'alveo dopo aver distrutto il villaggio di Preilles. “Cerano dei mulini?” Ce n'erano due, il primo vicino alla casa di Del Negro e l'altro dove ora abita la famiglia Borre. Erano piccoli mulini ed utilizzavano l'acqua del torrente Meneresse. Sempre davanti alla casa di Del Negro, nel piazzale detto "di Demoz" si pesava il minerale proveniente da Cogne. Giungeva qui a dorso di mulo e proseguiva per Villeneuve e Morgex. I pesatori si chiamavano Borney e provenivano da Vieyes. Come si comunicava con Aymavilles e Villeneuve? Attraverso il ponte Gervasone, così chiamato dal nome dell'industriale del ferro venuto in Valle d'Aosta nel 1740, che passava in località "les iles" e saliva ai baracconi. La Dora allora aveva un solo letto, infatti si è separata solo nel 1866. Per andare a Villeneuve si utilizzava il ponte di Languère (di cui tempo fa si poteva ancora vedere un'arcata). Esso collegava la strada della Barrière, strada comunale, ai terreni di Chavonne. Il ponte di Villenuve non esisteva ancora per cui si doveva salire alla chiesa di Santa Maria di Villeneuve, ridiscendere di là e proseguire.
Estratto da: Notignoti, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre - Vanda Champrétavy, Gruppo Teatrale Eidos - Biblioteca Comunale di Saint-Pierre

Nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta la popolazione della Valle d’Aosta aumenta notevolmente. Nel 1936 la popolazione registrata era pari a 83.455 residenti, che diventarono 94.140 nel 1951 e salgono a 100.959 nel 1961. L’incremento della popolazione consegue ad una eccedenza della natalità sulla mortalità ma si concretizza anche attraverso lo sviluppo del fenomeno dell’immigrazione. “All’indomani dell’ultima guerra, nel 1951, il Comune di Saint-Pierre contava poco meno di 1400 abitanti, un numero che pressappoco era rimasto invariato sin dal 1700 ad oggi, a quarant’anni di distanza (1993), i residenti sono saliti a 2200 […] All’anagrafe del Comune risulta che l’aumento della popolazione è dovuto soprattutto all’immigrazione di famiglie provenienti dal comune di Aosta. Esse si trasferiscono per vivere lontano dal traffico urbano e costruiscono la loro casa al cospetto della cima glaciale della Grivola […] Saint-Pierre si è trasformato da comune agricolo a comune residenziale e la tendenza odierna ci fa pensare che questa evoluzione continuerà in futuro.” In quel periodo il Comune si trasforma sempre di più in centro residenziale satellite della regione urbana di Aosta e prosegue lo spopolamento montano, fenomeno questo già presente nella prima metà del XIX secolo. L’allora Sindaco Emilio Armand aveva a suo tempo fatto previsioni corrette, nel censimento del 2011 la popolazione residente risultava pari a 3112. La popolazione residente al 31.12.2021 è risultata pari a 3240 unità (di cui maschi n. 1603 e femmine n. 1637).
Estratti da: E. Armand Presentazione  - Libro Saint-Pierre (Musumeci 1993) - DUP 2024-2026 Comune di Saint-Pierre -http://www.tuttitalia.it/valle-d-aosta/49-saint-pierre/statistiche/popolazione-andamento-demografico/

“L’associazione musicale “Harmonie – Amici dell’Arte di Saint-Pierre” nasce ufficialmente nel dicembre 1985. Un gruppo di amici della zona, amanti della musica si trova e decide di costituire un’associazione musicale con lo scopo di ascoltare e di divulgare della “buona musica”. Successivamente, grazie alla disponibilità del parroco don Aldo Rastello, l’Associazione ha come sede l’ex-Cappella dei Penitenti, che con modifiche interne, viene adibita ad auditorium (140 posti a sedere). La struttura della Cappella, così raccolta, ben si addice all’ascolto della musica vocale e strumentale e l’Associazione organizza pertanto, in collaborazione con l’Assessorato Regionale al Turismo e l’Amministrazione Comunale di Saint-Pierre, la sua stagione musicale estiva.” Nei suoi primi anni di vita l’attività associativa è intensa “Chaque année, à l’occasion du 29 juin, un opera lyrique sous forme de concert est représenté, avec la partecipation de chanteurs (signalons parmi les plus célébres G. Valdengo, A. Ruffini, B.Praticò, etc…) et du Choeur Harmonie, préparé et dirigé par MM. C. Poser et M. Benech. Cette année (1993) le choeur, pour rendre hommage à Antonio Vivaldi a donné un concert monographique conjointement avec l’orchestre des jeunes Aoste Musique.
Tratto da: L’ Associazione musicale “Harmonie - Amici di Saint-Pierre” - Ezio Berard Mélange giugno 1986 – Saint-Pierre opuscolo “Concours Cerlogne” 1993

La meridiana o orologio solare è uno strumento tecnologicamente molto semplice, costituito da un oggetto il cui scopo è quello di generare un'ombra. In base alla posizione e alla lunghezza dell'ombra l'uomo desume l'ora (e non solo). ”Purtroppo esse stanno scomparendo; di molte sono ormai illeggibili le iscrizioni: non vedo che se ne costruiscono di nuove. Molte si potrebbero e si dovrebbero salvare […] ed è per invogliare i suoi lettori  […] che il Messager vuole descrivere qui - ricordandone le iscrizioni e le sentenze - alcune delle tante “meridiane” da lui incontrate nel suo peregrinare attraverso i nostri paesi. Le lezioni che esse ci danno non abbiano a cadere nell’oblio, valide come sono per tutti i tempi.” Nella tipologia di meridiane di ispirazione locale: storia o paesaggio a Saint-Pierre troviamo sui muri della casa Persod, “due meridiane, entrambe con iscrizioni latine. Di una, a sud, parecchie parole sono cadute; si riesce ancora ad afferrare il senso della frase che dice: …il sole rotea e muove pure sembrando immobile , sull’altra, a sud ovest, c’è questa curiosa quartina:  En morior rationis inops et temporis expers; tempus enim fudi, quod ratione vacat (Ecco che muoio privo ormai di tempo che irragionevolmente ho sperperato) […] A Saint-Pierre ancora, sui muri del Prieuré trovi ben sei meridiane, ma di una sola puoi leggere bene ancora l’iscrizione. È una parola del Vangelo che vuole ricordare ai Sacerdoti che vi sono ospitati, stanchi di anni e di ministero e ricchi di meriti, che si avvicina la morte. È sottinteso, com’è chiaro alla loro fede, che è pure vicina l’ora della risurrezione e della seconda vita. Obscuratus est (Sol) et tenebrae factae sunt “.
Estratto da: Le Messager Valdotain anno 1959 – Le “meridiane” della nostra Valle

L’accesso comodo e il panorama stupendo, che si presentano ai visitatori, fanno del plan de Paletta, dominato dal monte Falère, una meta piacevole per ogni amante della montagna e della natura. Il plan de Palette è un vasto pianoro che si estende, al di sopra dei boschi di Verrogne, ad una altitudine di 2285 m. Questo luogo è facilmente raggiungibile da Saint-Pierre e Sarre […] ”Con l’aiuto di Camillo Bochet e di Adolfo Jordaney, sono riuscita a ricostruire un pezzetto di storia, che prese forma tra le nostre montagne. Sulla chuax e Paletta vigevano leggi severe, che tutti coloro che usufruivano dei boschi dovevano rispettare. Il bosco e la chaux appartenevano al consorzio di Verrogne-Homéné-Combelin. Nel 1810 si fece la divisione di 57 liste del bosco tra i singoli consortisti, per l’utilizzazione delle piante e della legna da ardere. Il diritto di pascolo rimaneva come in passato: il consorzio di Verrogne-Homéné-Combelin ne aveva diritto per non più di 45 manzi. Era assolutamente vietato la monticazione delle capre, per evitare danneggiamenti alla vegetazione. Questa particolare divisione di proprietà fu necessaria per porre termine alle discordie che si erano create tra i consorzisti. Si deve infatti sapere che, in passato, si bruciava la legna per ricavare il carbone e quindi commerciarlo. Le famiglie poco numerose non sempre avevano la possibilità di andare nelle tsarboui, spiazzi, (che ancora oggi si possono scorgere nel bosco), in cui la legna veniva arsa, e venivano quindi ingiustamente private della legna che spettava loro di diritto. Alla chaux e Paletta potevano accedere, con i propri animali, solo gli abitanti di Verrogne, Homéné e Combelin che vi possedevano case e terreni (feu et chaines)”.
Estratto da: Plan de Paletta - Denise Chappuis – in “Memorie: Villaggi e personaggi di Saint-Pierre” di V. Champrétavy - 2003

“Oggigiorno, quando ormai i vincoli costituiti dalla struttura organizzativa parrocchiale sono sopraffatti dall’enorme numero di organismi di natura diversa nati in epoche più recenti, spesso dimentichiamo la funzione che la parrocchia ha avuto per secoli nell’organizzazione comunitaria valdostana, come in altri luoghi d’Europa. In effetti la parrocchia nell’alto medioevo, quando era venuta meno una salda struttura statale, costituiva nelle campagne l’unico organismo organizzato e riconosciuto ufficialmente. […] La parrocchia, ed in particolare la chiesa, costituiva infatti l’elemento di collegamento e di coesione fondamentale per le popolazioni delle campagne che, distribuite diversamente rispetto al giorno d’oggi trovavano nell’edificio religioso un segno tangibile della loro comunità”. ”Pur mancando, una data precisa della sua erezione, è certo che la Parrocchia esisteva ben prima dell’anno 1000. […] I primi documenti scritti, verso la metà del sec. XII, dicono che la parrocchia di Saint-Pierre in Chatel-Argent fu concessa al Capitolo di S.Orso. Questa concessione non dovette però essere completa poiché il Vescovo di Aosta nel 1176 ottiene dal Papa Alessandro III una Bolla in cui la parrocchia di Saint-Pierre figura alle dirette dipendenze del Vescovo. Nel 1515 i Signori di Saint-Pierre ottennero dal Papa Leone X il diritto di patronato sulla Parrocchia. Esercitarono questo diritto fino alla nomina del parroco Roux nel 1833; il suo successore Artaz fu nominato direttamente dal Vescovo e da allora non intervenne più il diritto di patronato”.
Estratti da: Le rôle des communautés dans l’histoire du Pays d’Aoste – “Le comunità nel medioevo” di Ezio Emerico Gerbore Musumeci 2006 – Saint-Pierre - La parrocchia (D. Aldo Restello) - Musumeci 1998.

“Bisogna dire che la Valle d’Aosta fu conosciuta sin dall’antichità -  Ma erano soprattutto i mercanti e gli artigiani che ne percorrevano le strade, per ragioni di lavoro, per recarsi al di là o venire al di qua delle Alpi, soprattutto attraverso i colli del Piccolo e del Gran San Bernardo […] Per avere le prime notizie scritte non si può andare oltre il II secolo a.C. Si trattava, però, di notizie e informazioni molto frammentarie, vaghe e imprecise […] Tra i tantissimi scrittori che vennero in Valle d’Aosta alla scoperta delle sue montagne e che descrissero usi e costumi nelle relazioni di viaggio, a volte documentate con pregevoli disegni, nessuno favorì la conoscenza in Europa della Valle d’Aosta quanto Edouard (Antoine-Edouard) Aubert (1814-1888). Delle sue numerose opere il lettore odierno è, però, particolarmente attratto dalle incantevoli descrizioni dei suoi spostamenti attraverso tutta la Valle anche attraverso tavole a colori e in bianco e nero. Molte di queste tavole sono state riprodotte nel volume “La Valle D’Aosta nei secoli” di Ada Peyrot (tipografia Torinese Editrice 1972). Esse sono la preziosa testimonianza storica dell’architettura dell’epoca, di monumenti, edifici e panorami oggi molto modificati se non addirittura distrutti […] come può dirsi della veduta e della descrizione del castello di Saint-Pierre che all’epoca dell’Aubert si presentava del tutto diverso da quello odierno. Eccone la descrizione. “Il castello“ situé au nord, et touchant presque aux maisons du village, est construit au sommet d’un bloc de rocher qui s’élève comme un cone isolé au milieu d’une prairie. Cette sorte de pyramide a pour ainsi trois étages distincys. Sur le premier, on voit quelques habitations au milieu desquelles se montre le presbytère; sur le second l’église avec, son vieux clocher élancé et majestueux; enfin, sur le troisième, le chateau dont les remparts inaccessibles semblent protéger encore le temple du Seigneur et les humbles demeures qui sont venues se grouper sous son abri tutélaire”. Una magnifica tavola dà visione di come si presentava il castello all’Aubert. È evidente quanto fosse diverso dall’attuale struttura che risale alla seconda metà del secolo scorso quando Emanuele Bollati che l’aveva acquistato nel 1873 e l’architetto Camillo Boggio l’hanno “manomesso trasformandolo – specialmente con l’aggiunta al mastio di quattro torrette angolari (che non hanno riscontro nell’architettura valdostana) – in un pasticcio alla Walt Disney (Andre’ Zanotto)”.
Estratto da: Anselmo Lucat “Edoardo Aubert e la Valle d’Aosta - Bulletin VII anno 2000 – Societé Academique Religieuse et Scientifique de l’Ancien Duché d’Aoste"

“Homené comprende tre villaggi, posti a poca distanza l’uno dall’altro: Homené di sotto (1464 m.), Homené di sopra (1500 m.) e Combellin (1582 m). Sono villaggi molto soleggiati, con una vista stupenda e raggiungibili sia da Saint-Pierre, attraverso la strada che risale la collina, che da Saint-Nicolas passando per Méod e Verrogne e ancora attraverso la strada dei Salassi, da Bellon. All’epoca in cui si riferiscono le nostre informazioni (anni 1920/30 fino al 1952), il villaggio era abitato da 18 famiglie di cui 11 solo ad Homené di sotto. Come era consuetudine in tutti i villaggi alti, alcune famiglie in autunno scendevano in basso mentre altre trascorrevano lassù tutto l’anno. Gli inverni erano particolarmente lunghi e, quando nevicava molto, bisognava provvedere ad aprire la strada. Per questo tenevano già pronti dei tronchi d’albero che legavano dietro i muli e scendevano a valle. Spesso, quando risalivano, la tormenta aveva già ricoperto la pista. Tutti gli abitanti facevano i contadini, coltivavano molto grano (segale e frumento sia invernale che primaverile ) e fieno e allevavano bestiame. Nel 1926 è stato costruito un mulino, ma non tutti gli abitanti del villaggio entrarono nel consorzio. Il villaggio possedeva poi un forno pubblico, costruito da Ceriano Sisto, ed uno privato. Non mancava poi la scuola, che non aveva però una sede propria, ma veniva ospitata un anno qui, l’altro là, presso le famiglie che avevano una stanza libera e quindi a disposizione […] Ad Homené di sopra c’era la capella, costruita nel 1600 da un certo Persod (forse parroco della parrocchia) […] È dedicata a Santa Margherita (20 luglio). Attualmente è stata un poco ristrutturata ed è stato rifatto il tetto. Ogni anno per la festa patronale, si faceva la festa tutti insieme. A turno un capofamiglia organizzava il pranzo, scendeva a prendere il Parroco e invitava due o tre cantori. Quel giorno si mangiava meglio del solito. La carne e il pane bianco si vedevano raramente “.
Tratto da: “Memorie – Villaggi e personaggi di Saint-Pierre – Vanda Champretavy – Supplemento a Melange – Dicembre 2003

“Nel decorso periodo bellico le aule scolastiche del palazzo delle scuole del Capoluogo sono state in varie riprese occupate dalle truppe di passaggio e di stanza in questo Comune per cui il materiale didattico ebbe a subire notevoli danni soprattutto i banchi e le carte geografiche. Ora si rende necessario provvedere all’acquisto del materiale concorrente e soprattutto alla fornitura di banchi. Mi sono interessato presso varie ditte onde conoscere il prezzo che le stesse praticano abitualmente per banchi di tipo ministeriali biposti, uguali a quelli già acquistati dal Comune di Villeneuve, e che sono stati forniti dalla ditta Gerard-David-Persod di questo Comune. Il prezzo si aggira sulle 6.500 l’uno esclusa la tinteggiatura e la tassa entrata, lo stesso potrà variare secondo il valore del legno. Il numero di banchi occorrenti per sistemare un’aula completa, onde procedere pure alla sistemazione uniforme delle altre, è di 25 (venticinque). La spesa quindi si aggirerà dalle 180.000 lire circa. L’onere non è indifferente e poiché la possibilità finanziaria del Comune non consente la spesa complessiva ritengo opportuno inoltrare una richiesta all’Amm.ne della Valle di Aosta per ottenere un contributo di L. 116.000 in considerazione anche che non si è richiesto alcun contributo integrativo al bilancio corrente esercizio. Per l’acquisto delle carte geografiche la spesa si aggira sulle L. 10.000 e saranno fornite direttamente, dalla sovrintendenza agli studi per la Valle”.
Relazione del Presidente del Consiglio comunale Berthod Edoardo presentata ai Consiglieri presenti: Persod Pacifico, Paillex Enrico, Luboz Dario, Micotti Renato, Neyret Emilio, Barmaverain Pierino, Gerbore Davide e Garin Beniamino ai fini dell’approvazione della deliberazione n. 80, in data 7 dicembre 1947

Il Gatta (Lorenzo Francesco 1798-1876, medico, ricercatore in campo vitivinicolo e ampelografico – membro della “Reale Accademia Agraria” di Torino) descrive accuratamente il vino-liquore, “vermiglio, gentile, odoroso, polputo, morbido” prodotto a Saint-Pierre nel famoso cru di Torrette. Il vino dei “terroirs” vitati di questo soleggiato comune si apprezza in Vallée da tempo immemorabile: già nel 1506 i canonici del Gran San Bernardo si approvvigionavano in questo “terroir” come ricorda un’acquisizione di vino fiorino versato a “petro Vincenti pro expensis suis faciendo questas vini Sancti Petri”.  La “renommée”, a Saint-Pierre, del cru di Torrette doveva essere ben antecedente alla descrizione del Gatta (1836) anche se le testimonianze reperite rimontano […] solo al XIX secolo: nel 1811 il francese D’Aubuisson, testimonia della qualità del “vin très chaud” dei cru di Saint-Pierre: ”Les vignes les plus élevées de la vallée d’Aoste, et vraisemblablement de toute la France sont au-dessus du village de Saint-Pierre, en face de Villenueve sur une montagne exposée au midi; elles s’élèvent au-dessus de la mer, jusqu’à 610 toises […] le vin provenant de ces vignes si élevées a peu de force, mais il n’est pas de même de celui qu’on retire des vignobles de Saint-Pierre même; il donnent un vin très-chaud, et sont cependant à 400 toises. Il Ragazzoni segnala, nel 1838, che “diversi vini squisiti si fabbricano in valle d’Aosta, quali il torretta di s.Pietro. Un anno dopo il canonico Orsières ricorda come a Saint-Pierre si produca un “Bon vin rouge connu sous le nom de Vin de Torrette.” […] Il successo del Torrette superò i confini nazionali: il francese Antoine Claude Pasquin Valery nel 1843 riporta che "les vins de la vallée sont estimés. On distingue le vin de la dorette (Nd.R: torrette), stomachique, parfumé.” […] Il vino Torrette prendeva il suo nome dal nome della piccola regione vitifera del Torrette, "breve pianura" posta sul versante sud-ovest del Monte Tole. A levante, ed a breve distanza di San-Pietro, villaggio posto sulla via di Cormaggiore, e lontano 7,660 metri da Aosta a rincontro della montagna detta Costa di Briano (côte de Brian), e da questa per una piccola valletta diviso, sorge un poggio, la cui circonferenza sarà di 5 kilometri, e la vetta alta più di due centinaia di metri: si è questo il monte Tole, che se salgasi dalla parte di meriggio, ad un terzo del disagioso cammino offre una breve pianura detta di Torretta, inclinata ad ostro, e difesa dalla parte di tramontana da un'alta roccia tagliata quasi a picco […] Il Tole presenta un chiaro esempio della facilità con cui nelle regioni montagnose si passa rapidamente da uno ad un altro clima”.
Tratto da “Saggio sulle viti e i vini della Valle d’Aosta – approfondimenti di Rudy Sandi - R. Sandi editore 2014

“Le 8 janvier (1911), après quelques jours de dévouement, s’est constituée avec grand succés une “Societé ouvrière de secours mutuel, sous le titre de “L’union des Saimperrolains”. Les résultats ont étés les suivants: Président d’honneur: M. le Chev. Louis Lanier, Président effectif: M. Battistolo Louis, Vice-Président: M. Fenoil Joseph; Membres du Conseil: MM. Lale-Lacroix Juste; Arnod Pierre; Bérard  Louis; Ferrère Louis et Paillex Joseph-Elie. Syndics: MM. Gerbore Jean Baptiste, Fenoil Emmanuel et Pallais Justinien. Secrétaire : Rossan Jean-Baptiste. Heureux du début satisfaisant, on se fait un devoir d’informer les chers compatriotes émigrés, qui ont à coeur leur pays, espérant qu’ils accueilleront avec des sentiments favorables cette noble initiative, en contribuant efficacement au bien-être de la Société.  Le Président : Louis Battistolo. La “Societé Ouvrière” nacque per rispondere all’esigenza di una nuova organizzazione della solidarietà tra individui in una società, quella dei primi anni del novecento, in corso di industrializzazione, caratterizzato da accentuate disparità socio-economiche e da una carente, se non assente, tutela sociale del lavoratore e del suo nucleo familiare; La “Societé Ouvrière” costituisce, sul territorio comunale di Saint-Pierre, la prima esperienza “democratica“ di autogestione finalizzata a “consolider les liens de fraternité qui doivent exister entre enfants d’une même Commune” e  a “prêter tout l’appui moral et matériel aux membres de la Société dans le cas de maladie” come esplicitato dall’articolo  2 dello Statuto della Società stessa”.
Estratti da : “Le Mont-Blanc du 20 janvier 1911” – Presentazione della proposta di deliberazione da parte del Sindaco Giuseppe Jocallaz “Intitolazione della nuova scuola elementare sita in Località Ordines” (D.C. n. 4 del 20 marzo 2000)