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Saint-Pierre En Poche - Il cassetto - Anno 2024

La Famiglia Vuillet: Jean, Charles e Jean Pierre
Mentre per il periodo X – XIII secolo gli scavi e rilievi archeologici hanno confermato la presenza di strutture, anche se non completamente definite, con testimonianze solamente per quanto riguarda i basamenti superstiti o tracce di murature, dal XIII al XIV le informazioni sono pressoché nulle e le citazioni sono scarse e riguardano membri della famiglia difficilmente collegabili tra loro. Verso la fine del duecento inizio trecento si assiste ad una progressiva crisi dei signori di Sancto Petro che vendono, ipotecano, perdono quote di possesso del loro castello. Dall’inizio del XV secolo risorge la stella dei Saint-Pierre. Sono sconosciute, al momento, le trasformazioni che il castello subì nel corso del quattrocento. Nel 1529 muore l’ultimo erede maschio dei Saint-Pierre, Jacques, il castello passa a suo genero, Jean Vuillet, marito di Guglielmina, (a quell’ epoca alle donne non era concesso possedere strutture fortificate e la tradizione valdostana escludeva i passaggi feudali in via femminile); quest’anno segnò l’apertura di cantieri, in vista dell’ingrandimento del castello, che si sono protratti sino all’ultimo quarto del cinquecento, lavori portati avanti anche da Charles e Jean Pierre. Possiamo comprendere i lavori dei tre Vuillet nel periodo 1529 – 1603: fu rialzata la torre a nord (definita in seguito tour du canon) e realizzate delle latrine che vi sono annesse, fu realizzato un rivellino, baluardo fortificato in muratura eretto all’esterno della fortificazione dinnanzi alla porta per difenderla dal fuoco e dai proiettili, a cui si accede da un ponte sopra un fossato, le mura del rivellino superstiti, sono oggi ridotte a parapetto, sicuramente dovevano essere di altezza ben maggiore. Ci furono inoltre altri interventi: la realizzazione delle cannoniere e troniere, per adattare il castello all’avvento delle armi da fuoco, il rifacimento di alcuni muri, ricavate due corti, e la costruizione della “stalla con pagliaro” ossia la così detta scuderia vecchia, edificio esterno al complesso vero e proprio posto a meridione del rivellino e terminante a sud con una torre più antica demolita per delibera di ingiunzione del 10 novembre 1836 all’allora proprietario Pierre-Nicolas Gerbore. (continua…)
Storia a puntate del castello di Saint-Pierre a cura di Franco Tournoud

Dalla famiglia Roncas al Comune di Saint-Pierre
Alla fine del XVI secolo i Vuillet già litigano sulla cessione del feudo che nel 1603 passa a Pierre Leonard Roncas che figura come unico proprietario di tutto il castello nel 1605, che lascerà alla morte, nel 1639, al figlio Pierre Philibert, il quale lo trasformerà grazie anche alla moglie Emeréntienne de Vaudan in una delle più prestigiose dimore della valle in epoca barocca, anche come testimoniato dal De Tillier che lo definisce «une maison de délices…». Pierre Philibert muore nel 1683 senza eredi maschi, la linea ereditaria era già ritornata in campo femminile con Giovanna Maria Cristina (primogenita di Pierre Philibert). Si susseguono numerosi passaggi (non di proprietà) sempre in linea femminile, (l’eredità infine passa direttamente da Pierre Philibert alla bis nipote Maria Vittoria Bagnasco del Carretto, e a suo marito il conte d’Ales e poi al figlio e al nipote Guido Francesco Maurizio, che risulta signore di Saint-Pierre già nel 1712, in quanto sia Giovanna Maria Cristina e sua figlia Cristina erano premorte al rispettivo padre e nonno Pierre Philibert). Sotto questi nuovi proprietari, residenti in Piemonte e del tutto disinteressati alle vicende valdostane l’edificio comincia a subire i primi effetti di degrado. Nel 1778 Guido Francesco Maurizio passa il castello a Maria Vittoria Coardi di Carpeneto baronessa di Saint-Pierre alla cui morte il marito vende la proprietà a Jean Pierre Gerbore. I Gerbore venderanno l’edificio, nel 1873 ad Emanuele Bollati che venne nominato barone di Saint-Pierre nel 1881 dal re Umberto I di Savoia. Bollati affidò Camillo Boggio, seguendo la cultura del restauro trasformativo dell’epoca basandosi anche su una personale visione di gusto romantico dell’architetto, il compito di rinnovare e trasformare il complesso, l’intervento stravolse l’edificio per soddisfare le esigenze estetiche del committente a discapito della memoria storica del castello. L’intervento maggiormente impattante è quello eseguito sulla torre a nord con la realizzazione delle quattro torrette decorate, a pianta circolare collegate tra loro da un camminamento sorretto da una serie di archetti. Dagli eredi del Bollati il castello passerà al Comune di Saint-Pierre.
Storia a puntate del castello di Saint-Pierre a cura di Franco Tournoud tratta da:
“Architettura in Valle d’Aosta” – Bruno Orlandoni
“Bollettini della soprintendenza per i beni e le attività culturali” – Gabriele Sartorio, Mauro Cortellazzo
“Castelli” Maria Cristina Ronc
“Castelli e torri in Valle d’Aosta” AA VV
“Costruttori di castelli” – a cura di Bruno Orlandoni
“Segni di pietra” – Francesco Corni
“La valle dei castelli” – a cura di Viviana Maria Vallet

Lo sviluppo più significativo delle infrastrutture del servizio idrico integrato in Valle d’Aosta si colloca temporalmente fra gli anni ’30 e gli anni ’60 del novecento. Il 21 giugno 1954 il Presidente della Giunta Regionale rendeva esecutivo il contratto di appalto dei lavori di costruzione della fognatura mista del Capoluogo registrato ad Aosta tra il Comune di Saint-Pierre e la ditta Nelva Stellio Ettore di Aosta. Quattro anni dopo, il 18 dicembre 1958, il Consiglio comunale approvava lo stato finale dei lavori di costruzione redatto dal direttore dei lavori dr. ing. Franco Binel di Aosta. Con nota del 7 gennaio 1960 il Provveditorato alle Opere Pubbliche per il Piemonte comunicava al Comune di aver delegato al collaudo il dr. ing. Gennaro Potenza – Ingegnere Capo del Genio Civile. A collaudo avvenuto l’importo finale della parcella dell’Ing. Capo risultò pari a 80.183 lire. La Giunta Municipale, guidata dal Sindaco Edoardo Sapinet, liquidò la somma con la deliberazione n.192 del 14 settembre  1960. Il procedimento amministrativo collegato all’opera pubblica ebbe una durata complessiva assai superiore ai sei anni.
Verbale di Deliberazione della Giunta Municipale n. 192/1960 – Segretario comunale Carlo Boson

FÊTE PATRONALE: “Sous un ciel sombre et pluvieux, Saint-Pierre a fêté son illustre Patron. Déjà de grand matin, les fidèles, parapluie à la main, s’acheminèrent vers l’église pour accomplir leur devoir de vrai chrétiens. A 10:30, le Rév. Père Pierre Gérard célébra la grande Messe solennelle, accompagné de don Omer qui fêtait en ce jour ses 40 ans de prétrise et du chanoine Ottin, supérieur du prieuré de Saint-Pierre, diacre et sous-diacre. Un éloquent sermon de circonstance fut prononcé dans les deux langues par le Chanoine Bovi Marcel, du Grand Saint-Bernard. Le chœur de Saint-Pierre a chanté la “Missa Pontificalis” de Mons. Perosi et divers motets et polyphonie sous la maitrise du prof. Poser; l’accompagnement des Orgues fut exécuté par le célèbre organiste de la cathédrale d’Aoste, don Gal. L’après-midi à 15 heures, un magnifique concert fut donné à l’église par les organistes Poser de St.Pierre et Gonthier de Villenueve et ont prété le gracieux concours de leur voix: l’enfant Giancarlo Lettry en nous chantant “L’Ave Maria” de Joubert; le ténor Mario Stevenin “L’Ave Maria” de Junod; la Chorale de Saint-Pierre “O Salutaris Hostia” De Lorenzo Perosi, “La Vergine degli Angeli” de Giuseppe Verdi. Tous les gouts y trouvèrent leur compte, on entendit des morceaux de Bach, de Giuseppe Verdi et de plusieurs autres musiciéns”.
Tratto da Le Pays d’Aoste del 10 luglio 1953

“Prima della promulgazione dello Statuto Albertino, l’emigrazione contadina aveva un carattere scarsamente selettivo ed essenzialmente stagionale. Coloro che andavano a prestare il loro lavoro di salariati, per lo più nel settore agricolo o in quello delle costruzioni, erano soliti raggiungere a piedi, dopo lunghi giorni di marcia, le località d’impiego situate nei centri della pianura piemontese oppure al di là delle Alpi. […] Fra il 1848 e il 1860 l’emigrazione incominciò a cambiare a fronte di un progressivo processo di pauperizzazione della montagna e delle aree rurali dovuto a molteplici cause, soprattutto con il 1861 e la cessione alla Francia di Nizza, della Savoia e del Ginevrino, si vennero a creare delle frontiere che, ponendo dei limiti alla circolazione delle merci e della manodopera, fecero venir meno il secolare carattere unitario della regione alpina occidentale”. Negli anni dal 1881-1914 esplode una grave crisi nelle campagne che affonda le radici nella recessione europea degli anni ‘80 e ‘90.” La situazione venutasi a creare spiega il moltiplicarsi delle partenze per gli U.S.A. È attorno al 1910 che il numero dei nostri conterranei verso questo paese aumenta. Si lascia il paese a gruppi di due-tre o singolarmente. È soprattutto dai villaggi più alti che si parte per fare fortuna e nelle famiglie molto numerose la maggior parte dei figli lascia la terra natia: ad esempio, nella famiglia di Cirillo Bochet di Vetan, otto figli su nove emigrano negli anni 1910-1929 (cinque negli U.S.A., due in Sud America ed uno in Francia.)”.
Estratti da P. Sibilla e P. P. Viazzo “Cultura contadina ed organizzazione economica” Storia d’Italia - Le Regioni dall’Unità ad oggi ”Einaudi 1995 e P. Borney“ Parte Seconda - Il Passato storico – Saint-Pierre – Musumeci 1993

Ce petit livre est écrit dans le but de donner une petite idée de l’histoire de la Vallée d’Aoste, soit aux Valdôtains, soit aux étrangers qui viennent chaque année plus nombreux chez nous. C’est un manuel populaire, sans aucune prétention scientifique, je ne fais pas l’historien, mais seulement le narrateur. Dix-septième siècle 1600-1700. Les animaux mailfaisants tombent foudroyès (1646). Le chanoine Nicolas-Joconde Arnod, qui écrivit la vie de saint Ours et celle de saint Grat, et qui fut curé du Bourg de 1675 à 1686, nous raconte, touchant la puissance intercession de saint Grat, le fait suivant, dont il fut témoin oculaire. En année 1646, la paroisse de Saint-Pierre était ravagée par une armée de sauterelles, de chenilles et autres animaux destructeurs. Le curé de Saint-Pierre, Jean Charrère, condescendant aux désirs de ses paroissiens, célébra la messe, bénit de l’eau en honneur de Saint Grat, et fit avec son peuple la procession autour de la paroisse en aspergeant les campagnes avec cette eau. Chose étonnante! Les bestioles malfaisantes, comme poussées par une main invisible, se précipitèrent par troupe dans l’eau des ruisseaux, en sorte que, au bout de trois jours, tout le territoire de la Commune en fut délivré.”
Tratto da Histoire populaire de la Vallée d’Aoste – la première et la plus antique terre du Royaume d’Italie – par l’Abbé Henry – Aoste - Société Editrice Valdôtaine – 1929

“Chi per la prima volta, attraversa Saint-Pierre per recarsi nell’alta valle, rimane affascinato di fronte alla maestosità del castello che si erge in cima alla roccia che domina il paese […] non si aspetta certo di vedere, appena oltre il curvone, un’altra costruzione altrettanto interessante: Château Feuillet. Non è un castello ma, lo si capisce subito, qualcosa di molto simile […] secondo Zanotto questa era una torre romana: infatti è stata costruita in tre tempi. Le fondamenta della torre partono da sei metri di larghezza e vanno su, perdendo man mano spessore. Per questo si pensa che sia stato un bastione o una torre romana. Si esclude che possa essere di epoca medioevale perché allora non usavano fare fondazioni di questo tipo. […] Anticamente il “Castello” apparteneva ai Baroni Gerbore, proprietari anche di uno dei castelli di Gressan. In seguito passò, non si sa se per un lascito o una donazione alla Chiesa di Sant’Orso. Intorno al 1910 ci furono degli ammanchi nelle casse della Collegiata e per coprirli, furono messe in vendita le proprietà di Chateau Feuillet, della Croix Blanche e di Chevrot (nei Comuni di Villeneuve e Introd). Seguendo il racconto del nipote (Eddy Bonin) ”mio nonno Vittorio Berthod, emigrato in America, tornò in Italia per far conoscere ai figli (nati tutti in America) la prima famiglia d’origine […] Andarono a stare a Roisan, paese della nonna in attesa di tornare in America. Nel frattempo un cognato di mio nonno, Canonico di Sant’Orso, lo informò del fatto che Chateau Feuillet era in vendita per 42.000 lire: mio nonno, che aveva quel denaro, l’acquistò”.
Estratto da Mèlange n.3, dicembre 2004. Vanda Champretavy

Grâce à la configuration de son territoire, Saint-Pierre est une commune très agricole, qui s'étend depuis les prés baignés par la Doire Baltée jusqu'aux verdoyants pâturages situés aux pieds du mont Fallère; sa position, son climat lui permettent une bonne exploitation de son terrain agricole avec une abondante production de fruits (pommes, poires, pêches, raisins, etc.) et de fourrage qui sert à alimenter son cheptel bovin. Jadis, les paysans de Saint-Pierre s'étaient déjà unis pour former une société d'élevage, mais les événements douloureux qui frappèrent notre pays ne lui permirent pas de poursuivre son activité. Ce fut vers 1950, ou même un peu avant, que les éleveurs de Saint-Pierre, grâce à leur ténacité, formèrent la société avec l'adhésion de la plupart des paysans. […] La Société d'élevage a pour but d'améliorer la race des vaches, d'une part au niveau de la production et de la qualité du lait, et d'autre part du point de vue morphologique. C'est ainsi que commença le contrôle du lait. […] Dès l'année 1980 tous les contrôles, auparavant du ressort de l'Assessorat à l'agriculture, sont passés à l'Arev; la plus grande partie du bétail de la commune de Saint-Pierre est inscrit au Livre généalogique de la race valdôtaine pie-rouge, pie-noire et châtain; la Société d'élevage de Saint-Pierre, avec l'aide de l'Arev, continue son chemin. […] Toi, enfant valdôtain, qui lis ces mots, souviens-toi que si Saint-Pierre et notre chère Vallée d'Aoste sont si beaux et verdoyants, nous le devons à eux, ces hommes rudes, qui avec leur sueur et leur fatigue, en silence, travaillent pour conserver le territoire, pour toi, homme de demain.
Estratto da Saint-Pierre – XXXIe Concours de Patois “Abbé J.-B.Cerlogne" – Saint-Pierre 17-18-19 mai 1993

Il patois è una parlata francoprovenzale, lingua neolatina che, con la langue d'oïl, vale a dire il francese, e la langue d'oc, il provenzale o occitano, compone il gruppo linguistico chiamato galloromanzo. La definizione di francoprovenzale risale al fondatore della dialettologia italiana, Graziadio Isaia Ascoli, e si spiega, secondo l'autore, per il fatto che questa lingua possiede alcuni caratteri comuni al francese e altri comuni al provenzale, conservando tuttavia la propria individualità e indipendenza nei confronti della langue d'oïl e della langue d'oc. Il francoprovenzale può essere considerato un protofrancese, vale a dire un francese a uno stadio primitivo, estremamente arcaico, che ha rifiutato alcune innovazioni provenienti dal Nord. Vetan, Saint-Pierre (Extrait de  T. GATTO CHANU, Fiabe e leggende della Valle d’Aosta, Roma, Newton & Compton Editori, 2004 -  collaborateur pour le patois: Yvette Chentre) “Tan tan de ten fa, le pro de Vetàn que no véyèn i dzor de vouì l’ion topó pe eun grou bouque de pèhe ièi vequichàn an matse de biche que l’ayàn queuttó le troupì de Sén-Nicolà. Resté cappa l’ayè féte-le-zé viìn bramente sarvodze é finque danjereuze péqué n’ayè todzor de pi. Guedoe lo troupì eun bou grou é for que gneun l’ayè jamì u lo coadzo d’abordé. Mi eun bo dzor, eun garsón l’è entró deun hi bouque canque i lardzo ièi la biche repouzoe a l’ombra d’an balla pèhe, soletta i mentèn di ver. Courajeu, l’a attégnù que se sisse aprotchà, dèi hen, eun se tramèn lest, l’a esquivo-lò eun se catsèn dérì lo tron de la planta. Lo bou eunradjà l’a torna prèi l’enllo eun borélèn for. To lo troupì, arréó lé eun sentèn hi trimadzo, éitsoo la bataille que le dou féjàn eun galopèn a l’entor de la viille pèhe. Eumpiornéte pe tcheu hisse tor, la biche l’a eungnoó de se boudjé todzor pi todzèn, adón lo garsón, pron, l’a tchapéte-là pe la cua é l’a lléttéte-là deur i tron. Dèi hen, eun profitèn de l’étoun-emèn di troupì pe heutta feun bondàn drola, l’è chortù di bouque. L’a baillà fouà a l’erba que la grousa tsaleur de l’itsotèn l’ayè sétchà é eun pocca ten to lo bouque l’a prèi fouà. Lo troupì di biche sarvodze, bouréte contre leur rèi prèizon-ì, l’a po poussù se salvé. É avouì hi troupì, eunco to lo dzen bouque de pèhe lo lon di dicllo de Vetàn l’è belle reustó éffachà. Voualà péqué i dzor de vouì, euntremì tcheu le gran pro ver, n’a moquepimì an croué tatse teuppa d’eun tcheuf de pèhe.“
https://www.patoisvda.org/chemin-de-la-baltee/

“Statut des paturages La Chaz et Pallettaz sur Saint-Pierre” (Fine XVII sec.) Redatto alla presenza di Philibert Amed Arnod giudice e castellano di La Tour, che operò tra il 1690-95, e di Jean Gaspard Sarriod de La Tour membro del “Conseil de commis” , valdostano dal 1672. In esso i “consorts communiers et part ayants de Tan et Gerbores et des Alpeages voisins et adjacents “, nonché del Ru de la Bosse e del Ru Neuf, sotto la giurisdizione del signore de La Tour, “en droit et possession de faire et conduire paitre leurs bestiaux aux montagnes et pasqueages appellés La Chaz et  Pallettaz cumulativement” con il signor de La Tour, e riferendosi ad altri Statuti anteriori e redatti l’1/VII/1606 e di cui “le défaut de la mémoire en causé des inobservances”, lamentando che “plusieurs des dits part ayant et même de ceux qui n’ont ny titres, investissants leur bétail dans lesdits pasquiers non seullement en nombre excessif, mais encore sans observer les saisons, tellement que la plus part en souffrent un dommage fort grand et un préjudice irreparable”, concordano parecchie norme circa il pascolo, tra cui quella di maggior interesse per questa ricerca sancisce che “n’investiront aux dites montagnes aucunes vaches ny chévres si non ce qui sera de leur invernure sans en pouvoir prende en commande “ (il che coincide con la norma del Coutumier), ma, si aggiunge, “sauf les pauvres qui n’aurent moyen d’inverner deux vaches du leur propre auxquis sera permis d’en prende deux en commande été et non plus”. Lo Statuto stabiliva poi che era facoltà dei “Seigneurs” ritardare o anticipare il giorno d’inizio del pascolo “par avis des sindics et principaux communiers”.
Tratto da Maria Ada Benedetto “Ricerche sulle Consorterie Valdostane” Arti grafiche Duc 197-?

Quella del Grand Canal de Saint-Pierre – Villeneuve, è la storia della più importante opera irrigua pensata in tempi moderni e costruita ex novo all’inizio del XX secolo. Non sappiamo esattamente chi per primo ebbe l’idea di realizzare una condotta in pressione che potesse captare le copiose acque del torrente Savara e convogliarle verso gli aridi terreni dell’adret. Tuttavia il progetto di massima che abbiamo avuto modo di visionare porta la firma dell’ingegnere Ermenegildo Perini ed è datato 10 settembre 1895. Uno sbarramento trasversale costruito nell’alveo del torrente doveva deviare la quantità di acqua voluta all’interno dell’incile a cielo aperto delle dimensioni di 70 centimetri di larghezza. Qui la paratoia regolava il flusso d’acqua che intendeva derivare […] una prima galleria consentiva di bypassare una zona inaccessibile e di costruire uno sfioratore in modo da poter dissabbiare e scaricare le acque derivate in eccesso. Una serie di altre cinque gallerie, intercalate da tratti di canale a cielo aperto ricavato sagomando le pareti rocciose a picco sul torrente, caratterizzavano il primo chilometro di lunghezza dell’opera, fino alla località Condy. In seguito, il canale in muratura proseguiva alternando i terreni coltivati dei villaggi di Champlong Rosaire e Champlong Martignon ai pendii sovrastanti di Villeneuve, […] fin quasi ad arrivare al castello medievale di Chatel-Argent. Qui, in corrispondenza della progressiva 2+473,22, era prevista la costruzione di uno sfioratore, con lunghezza di imbocco del sifone, la cui condotta metallica esterna del diametro di mm 400 seguiva pressappoco la linea di maggior pendenza del terreno, in direzione del ponte esistente sulla Dora Baltea per l’accesso al paese […] Nel punto di arrivo, alla progressiva 3+156,97, un altro manufatto, chiamato di sbocco, consentiva di rompere la velocità dell’acqua e di convogliarla in un canale a cielo aperto che proseguiva il suo corso in quota sulla collina di Saint-Pierre, fino alla località Bussan. Erano previsti due piccoli sifoni, uno per attraversare il torrente Verrogne e uno a valle delle case di Praximond. L’inesorabile passare del tempo in attesa di disporre di tutte le autorizzazioni e il rapido cambiamento delle condizioni economiche degli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale determinarono anche un aggiornamento del progetto iniziale. Fu dato incarico all’ingegnere Stevenin di rivedere alcuni aspetti idraulici e tecnico-economici, stante il considerevole aumento dei costi della manodopera registrato.
Tratto da “Gli antichi rû della Valle d’A​osta” – Giovanni Vauterin – Le Château 2007

“La mia mamma era nativa di Verrogne, io venni ad abitare a Verrogne che avevo dieci anni. In estate aiutavo il pastore al pascolo e mio zio nei lavori di campagna, in inverno abitavo a Perchut e andavo a scuola al capoluogo con la maestra Adele Bochet. Ho frequentato la scuola fino alla quarta elementare, dopodichè ho continuato gli studi da sola per prendere la licenza. A 17 anni ho cominciato ad insegnare: per due anni a Rumiod, un anno a Babelon (1913) quattro anni a Vetan (fra cui l’anno 1916 quando cadde tantissima neve) e per quindici anni a Verrogne. Nelle scuole vi era la divisione tra maschi e femmine, a Rumiod io avevo 27 bambine e durante il mese di maggio i più grandi andavano in campagna a lavorare e i più piccoli rimanevano a scuola con me fino a raggiungere il numero di quaranta bambini. Com’era Verrogne? Era uno dei pochi villaggi autosufficienti: aveva il forno, il mulino, la latteria (nel mese di maggio), la segheria. La segheria soprattutto veniva usata anche dagli abitanti dei villaggi vicini: Vetan, Meod e Rumiod. Le strade erano sempre facilmente percorribili, il villaggio era sempre pulito perché la gente si impegnava a fare le “corvée”. Tutto era ben lavorato. Era un piacere vederlo. Coltivavano frumento, orzo, segala, patate. Compravano solo zucchero, sale caffè e sempre in quantità ridotte. (Gneum l’è jame mor de fan….). Nell’anno 1912 hanno messo l’acqua potabile nel villaggio. La sorgente era vicina e per pagare le spese sono state vendute alcune piante della lista del villaggio. In tempo di guerra, quando non c’era più petrolio hanno costruito la linea elettrica. Vi erano allora 35-40 persone e 6 famiglie risiedevano tutto l’anno mentre le altre scendevano a Saint-Pierre, nelle frazioni della collina. Io ho insegnato fino all’anno 1942, poi con il fascismo vennero chiuse le scuole dei villaggi e i nuovi insegnanti diplomati provenivano da altre regioni italiane, iniziando così il processo di “italianizzazione” e abolendo il francese. Io tornai a dedicarmi alla mia famiglia e ai lavori di campagna.”
Tratto da “Parliamo con… Anna Chauviat Jordaney” – M.Luisa Chappuis – Mélange - Anno 2 n. 5 Giugno 1984

La chiesa di Saint-Pierre sorge su un sito di straordinaria importanza storico-artistica, ai piedi dell’antico castello medievale. Le prime notizie documentate sull’edificio sacro e sulla parrocchia sono assai antiche e risalgono alla metà del XII secolo. Alla stessa epoca sembra risalire la costruzione del campanile romanico posto a nord. La chiesa attuale venne ricostruita in stile neoclassico negli anni 1870-1872 dall’architetto ed impresario valsesiano Giuseppe Lancia, al posto del precedente edificio di cui sono state ritrovate, in occasione della campagna di scavo svoltasi negli anni 1978-1979, diverse fasi costruttive. È stata consacrata dal vescovo Monsignor Duc, il 19 dicembre 1872. Il pavimento copre le vestigia di fondamenta di chiese precedenti: un edificio sacro anteriore all’anno mille ed i suoi ampliamenti che si sono succeduti nel 1371, nel 1452, sotto il curato Bonifacio Valberto (consacrato dal vescovo Antonio de Prez l’11 novembre 1452). L’affresco posto sopra il portone d’ingresso raffigura l’incontro di San Pietro e Gesù dopo la resurrezione. Come si può evincere dalla targa commemorativa posta all’interno della chiesa la decorazione della facciata e l’affresco sono opera dei Fratelli Alessandro e Augusto Artari eseguite nel 1907. Una foto pubblicata nel bollettino testimonia come gli abitanti di Saint-Pierre abbiano sempre avuto a cuore la loro chiesa parrocchiale: “Grazie alla memoria di don Roberto Fosson, già parroco di Saint-Pierre, siamo risusciti a risalire alla data. Era il 1955, lo stesso anno in cui iniziarono i lavori della strada che dal cimitero porta al castello. Nella foto, intenti ad aggiustare il portone (della Chiesa) e a sistemare il cornicione in pietra, si vedono tra gli altri, il parroco don Fosson, Del Degan, Fortunato Ronzani ed il geometra che seguiva i lavori della nuova strada”.
Estratto da “Il restauro della facciata della chiesa parrocchiale” Arch.Massimo Mirabello – La Paroisse de Saint-Pierre - Bollettino parrocchiale della Diocesi di Aosta  - Anno 1 – numero 1 – luglio 2011

Per Guardia Nazionale s’intende un corpo armato composto da semplici cittadini, istituito per garantire la sicurezza interna e per concorrere, se necessario, alla difesa esterna. Essa fu creata nel 1789 durante la Rivoluzione francese dall’Assemblea Nazionale che il 13 luglio approvò la costituzione a Parigi di una guardia borghese per difendersi da un temuto colpo di stato della monarchia, ma anche per impedire qualunque tentativo autonomamente rivoluzionario da parte dei ceti più bassi. In Italia la Guardia Nazionale fu costituita nelle regioni occupate dai Francesi e disciolta dopo la Restaurazione […] Dal 1859 al ‘60 reparti di Guardia Nazionale vennero riorganizzati ed ebbero ordinamento unico nel 1861. Fu soppressa definitivamente nel 1871. Nel regolamento “du service ordinaire de la Garde Nationale de Saint-Pierre” del 30 agosto 1848, firmato dal Sindaco, dal Comandante della Milizia e dall’intendente dell’arrondissement si legge tra l’altro: “Les exercices auront lieu tous les dimanches et jours de fêtes à trois heures de l’apres midi, à moins qu’il ne soit autrement statué, ils seront annoncés par le roulement du tambour une demie heures d’avance ou par le son de la cloche majeure […] Tous les bas officiers ou miliciens quelconques sont tenus de se rendre […] aux éxercices à l’heure fixée à moin de n’avoir été dispensés spécialment par le Commandant, sous peine d’une sévère reprimande pour la première fois, et en cas de recidive des arrêts  durant duex heures ou d’une ammende d’une livre pour chaque jour d’éxercice manqué.
Estratti da Saint-Pierre – P. Borney Musumeci Editore – Il passato storico